Da un paio d’anni a questa parte, complice anche la pandemia, ci piace scegliere mete alternative, da visitare appositamente fuori stagione, all’insegna del turismo lento e di prossimità.A Febbraio ci regaliamo sempre un week end alla scoperta del territorio per festeggiare il compleanno di Gabriel. Mete mai troppo lontane dalla nostra Bologna ma tutte da scoprire. La cantina non può mancare e, complice il fuori stagione, riusciamo spesso a visitare posti incredibili senza condividerli con troppi altri turisti. A due ore di macchina da casa, in direzione nord ovest, prendendo la A1 direzione Milano, si arriva prima a Piacenza, e poi, virando verso sud, in circa 30 minuti, imboccando la SP11 prima e la 412 poi, si arriva a Zavattarello, uno dei borghi dell’Oltrepò pavese. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un territorio con una superficie poco superiore al migliaio di Kilometri quadrati, in Lombardia ma al confine con Emilia Romagna, Piemonte e Liguria.

Perchè l’Oltrepò pavese

Perché questa terra di confine si trova al 45eimo parallelo, la latitudine a cui nascono i più grandi vini del mondo. Il confine con le tre regioni adiacenti e la vicinanza al fiume Po’, conferiscono a questo territorio, a forma di grappolo d’uva, la sua unicità. Un triangolo di terra in cui si incontrano uve diverse, tra cui le più famose sono Pinot Nero, Riesling, Croatina e Bonarda insieme a tante altre. Con 13.500 ettari vitati, l’Oltrepò Pavese è il primo bacino vitivinicolo della Lombardia, nonché una delle più importanti aree spumantistiche d’Italia. Ma il vino non è l’unica caratteristica di questo territorio: chi viene qui può anche visitare uno dei tanti castelli della zona e alcuni dei borghi più belli d’Italia tra cui Zavattarello e Fortunago, molto vicini tra loro e che consiglio di visitare.

Oltrepò pavese - mappa
Oltrepò pavese

La tappa intermedia

Come da tradizione per i nostri week end fuori, non possiamo partire e fare “una tirata unica”: questa volta ci siamo fermati a pochi KM da Zavattarello per pranzare in uno dei Ristoranti che credo rimarrà tra quelli del nostro cuore. Si chiama Ristorante San Giorgio, siamo nel piccolo borgo di Genepreto (PC), uno degli ultimi “scampoli” di terra emiliana prima di “svalicare” in Lombardia. La terra è piacentina ed è evidente dalle portate abbondanti e gustosissime che ci propone la gentile proprietaria di questo locale molto accogliente. Ad iniziare dai famosi Pisarei e Fasò, gli gnocchetti di farina fatti a mano conditi in un sugo di fagioli, pomodoro e lardo. Una leccornia che abbiamo abbinato alla Bonarda locale.

Anatra di secondo, contorni misti di verdure molto buoni e per finire una spettacolare torta al doppio cioccolato, di quelle che ti lecchi i baffi per dieci minuti. Rapporto qualità-prezzo davvero ottimo, e una terrazza sulle colline vitate che ci fa ripromettere di tornare con la bella stagione, senza la nebbia tipica di queste giornate. Anche il piccolo borgo non è affatto male, c’è una chiesa e alcune (poche) case in pietra, che rendono l’atmosfera molto affascinante. Pochissimi abitanti ma ben due ristoranti. Il tempo sembra un po’ essersi fermato da queste parti.

Se invece che andare verso la Lombardia, preferite rimanere in provincia di Piacenza, vi consiglio di visitare due borghi, Vigoleno e Castell’Arquato, di cui ho parlato qui

Week end tra i borghi più belli dell’Emilia Romagna

Zavattarello (PV)

In meno di dieci minuti, da Genepreto (PC) varchiamo il confine con la Lombardia e arriviamo a Zavattarello (PV), uno dei borghi parte del Club dei Borghi più belli d’Italia, il più a sud della zona dell’Oltrepò pavese. Le prime informazioni su questo borgo sono datate 218 a.C. Situato a cavallo tra la Val Tidone e la Valle Staffora, Zavattarello appare come un piccolo borgo in pietra sovrastato dal Castello dal Verme.

Zavattarello panorama

Il monumento simbolo del luogo è raggiungibile con una scalata di pochi minuti dalla piazza centrale. Ecco, noi l’abbiamo fatta col passeggino e non è stata proprio una passeggiata! Le prime informazioni sul castello risalgono a prima del 1000 d.C, e dopo vari passaggi, alla fine del 300 divenne di proprietà dei Dal Verme, conti di Voghera e Bobbio. Nel 1975 il castello fu donato al comune di Zavattarello. Non siamo potuti entrare perché febbraio è mese di chiusura, ma le guide consigliano di visitarlo in primavera e in estate. Intorno al Castello si può fare una passeggiata nel Bosco Incantato, che sicuramente in primavera raggiunge il suo massimo splendore.

Centro di Zavattarello

Nel centro, o meglio in quello che viene definito il Di Dentro, si può visitare anche l’oratorio trecentesco di San Rocco, con la sua ancona seicentesca considerata un monumento dell’arte barocca (ma anche qui abbiamo trovato chiuso). A poche centinaia di metri, dalla Chiesa di San Paolo Apostolo, si può scorgere un bellissimo panorama sul paese e sul castello. Per gli amanti della fotografia è un luogo da non perdere, peccato che anche questa volta abbiamo trovato chiuso!

Fortunago (PV)

Sicuramente il borgo più bello della zona. A pochi KM da Zavattarello, dirigendosi a Nord verso il Po’, sorge questo piccolo borgo, quasi disabitato, del X secolo. Si parcheggia nella parte bassa, a fianco all’Oratorio di Sant’Antonio, che funge quasi da porta di accesso della città.

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Oratorio di Sant’Antonio (Fortunago)

La disposizione delle abitazioni è quella tipica di un borgo medievale, arroccate su un colle sulla cui cima domina la chiesa e il palazzo del comune. Le fortificazioni e il castello risalenti all’anno 1000 non sono quasi più visibili. Il centro è una piccola bomboniera con i suoi vicoli stretti e le case in pietra, ma abbiamo apprezzato molto la parte alta. Il giardino della chiesa di Santa Maria e San Giorgio (sec XIV), adiacente al comune, era completamente deserto e attrezzato con giostre vintage. Nic si è divertito tantissimo! Complice il clima mite, abbiamo trascorso un’oretta completamente soli.

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Giardino della cattedrale e del municipio

Ovviamente anche in questo caso abbiamo trovato la chiesa chiusa. Abbiamo avuto il piacere anche di vedere da vicino cinque pavoni che abitavano in una delle prime case del centro, liberi di girovagare per i viottoli del borgo con le loro code lunghe ed eleganti. Fortunago ci è piaciuto molto!

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Pavoni nel centro di Fortunago

Nel cuore dell’OltrePo’: la Locanda di Tenuta Travaglino

Da Fortunago alla Tenuta Travaglino di Calvignano (PV), dove abbiamo soggiornato, ci sono circa quindici minuti di auto. Abbiamo scelto questa tenuta perché Travaglino è una delle principali della zona e quella che produce la maggior quantità di etichette. Inoltre, oltre ad avere una cantina visitabile, ha anche “La Locanda”, una struttura con camere e osteria, a poche centinaia di metri. La gestione non è la medesima, ma si sta molto bene. Soprattutto la consiglio per la cena. Qualità ottima, noi abbiamo provato il risotto alla zucca (SUPER!!!!). Anche le stanze sono curate. Eravamo gli unici ospiti.

Risotto alla zucca alla Locanda Travaglino

La cantina della Tenuta Travaglino

La domenica mattina avevamo prenotato la visita in Cantina presso la Tenuta alle ore 10:30. Avremmo dovuto essere in un piccolo gruppo ma ci siamo trovati in più di 20 persone. Non eravamo gli unici con un bimbo piccolo, con noi un’altra coppia con un pargolo di circa 3 anni, che a differenza di Nic è stato molto più accondiscendente durante la visita in cantina. Nic non ne ha voluto sapere questa volta, ma lo avevamo messo in conto. Con troppe persone può essere difficoltoso portare con sé bimbi a fare esperienze del genere, ma noi non ci rassegniamo. Pazienza dunque, io sono rimasta fuori e Gabri ha fatto la visita con la degustazione.

Tenuta Travaglino

Non è stata una delle nostre cantine preferite finora.. molto commerciale anche nella visita e nel tasting. Per 20 euro + 5 euro di mini tagliere, hanno offerto solo 5 calici dei vini più basici della produzione. Ma sicuramente qualche parola sulla Cantina vale spenderle. La Tenuta Travaglino esiste dal XX secolo ma è è nel 1868 che inizia la sua storia “moderna”, sotto l’egida del milanese Vincenzo Comi. Oggi arrivata alla quinta generazione, la Tenuta conta ben 400 ettari di cui 80 ettari coltivati a vigneto. Qui si producono 14 tipi di vino diversi con uve di Pinot Nero, Riesling, Pinot Grigio, Moscato, Barbera e Croatina. Sei etichette di bianchi, cinque di rossi e quattro di spumanti, rigorosamente vinificati con il Metodo Classico. La cantina è molto affascinante e vale una visita se si passa da queste parti. Ma confermiamo la nostra preferenza per i tour nelle cantine più di nicchia.

Cantina Tenuta Travaglino

Una passeggiata a Pavia

Per chiudere il week end in bellezza, abbiamo deciso di passare il pomeriggio a Pavia. Dista circa quaranta minuti da Calvignano e, sebbene valga la pena trascorrervi almeno un week-end, il centro è molto carino e tutto pedonale. Non siamo riusciti a vedere tanto, se non le piazze principali, tra cui la vivissima Piazza della Vittoria, con i suoi locali, i portici trecenteschi e il Palazzo del Broletto sullo sfondo.

Piazza della Vittoria (Pavia)

Come Bologna, anche Pavia ha le sue torri medievali che sopravvivono nel suo tessuto urbano, incastonate tra le case. L’Università di Pavia e i suoi bei chiostri aperti al pubblico richiamano i curiosi anche solo per una breve sbirciatina. Sul Duomo di Pavia, iniziato nel 1488 e completato ben quattro secoli dopo e alla cui progettazione contribuì anche Leonardo, si erge la quarta cupola più alta d’Italia (97 metri). Se lo trovate aperto vi consiglio di entrare. Ma l’attrazione sicuramente più interessante è il Castello Visconteo del 1365 che ospita i Musei Civici. Noi non ci siamo potuti avvicinare, il tempo non lo consentiva. Di certo quando capiteremo qui non ce li lasceremmo sfuggire.

Castello Visconteo (Pavia)

Si chiude qui il nostro breve ma intenso week end nell’Oltrepo’ pavese. Vi ho convinto a fare una sosta da queste parti?

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